INTRODUZIONE ai secondi piatti salentini
Un pò di storia su carne e pesce
Il consumo di carni ovine risalirebbe a periodi molto
lontani, con grandi cambiamenti nel campo dell’agricoltura e
non solo.
Al 1700 a.C risalirebbe la preparazione di ricette complesse
in Mesopotamia a base di carne con salse a cui venivano poi
aggiunte erbe aromatiche, che contribuivano a dare sapori
decisi al piatto.
Successivamente alla colonizzazione greca e allo sviluppo
della cultura messapica preparazioni molto elaborate si sono
radicate anche in terra Salentina.
La diffusione del cristianesimo ha sacralizzato l’usanza di
mangiare carni di agnello con erbe amare e pane non
lievitato, richiamandosi alle antiche tradizioni orientali e
mediterranee.
Agnello alla provinciale
Preparazione: piatto tipico del periodo Pasquale, viene
preparato tagliando l’agnello a pezzi, talvolta arrostito al
fuoco e mangiato così con contorni di verdure o patate
preparate a parte, oppure può essere cucinato tagliando
l’agnello a pezzi in una teglia, aggiungendo come contorno
alcune verdure quali per esempio sedano, carote, zucchine,
oppure con patate tagliate a pezzi, mettere e far cuocere il
tutto in forno.
Può essere aggiunto ancora durante la cottura del pane
grattugiato, pecorino, sale e pepe q.b., foglie di alloro,
olio extra vergine d’oliva e un po’ di acqua. Dopo la
cottura può essere servito come piatto unico. La stessa
ricetta può essere utilizzata utilizzando carne di coniglio
o pollo.
Dal punto di vista dietetico questo piatto può esser
considerato complessivamente ad alto contenuto calorico, la
presenza di proteine della carne, verdure, patate, olio e
quant’altro conferisce al piatto caratteristiche di piatto
unico.
Da considerare che questo tipo di piatto può essere
accompagnato ancora con contorno di verdure crude o cotte e
del pane.
Municeddhri suffritti
Il “monacello”, “municeddhru”, “monaceddhru”, ovvero “uddratieddru”,
per il rumore che produce durante la cottura, mugghio o
rugghio, è una chiocciola o lumaca di campagna di colore
marrone . Si trova scavando sotto terra, vicino ai muretti
di pietra, tra le piante.
La tradizione è antichissima, pare a circa 300.000 anni fa
quando l’uomo del paleolitico facendo le sue prime scoperte
con il cibo e il fuoco. Un tempo venivano cotte alla brace;
oggi queste vengono bollite in salsa di pomodoro con un po’
di peperoncino.
Un altro piatto tipico è costituito da queste lumache
soffritte in padella con un po’ di olio e poi si aggiunge la
salsa di pomodoro, se si desidera foglie di alloro e aglio,
sale.
La varietà di lumaca molto apprezzata è la Helix pomata, una
delle specie terrestri più voluminose, a conchiglia a
spirale , di colore bruno- giallo con fasce rossastre.
Specie importanti sono: l’arion later, il rufus, il cinctus,
l’hortensis.
Le lumache all’approssimarsi dell’estate si chiudono con un
guscio di membrana calcarea, da questo momento è preferibile
mangiarle, per schiuderle si mettono in abbondante acqua e
si lavano accuratamente.
In autunno le lumache non stanno in letargo, quindi il
trattamento per la preparazione è diverso; in questo caso
una volta raccolte, vengono racchiuse in un recipiente
forato con della farina o pangrattato per almeno 2- 3gg.
Dopodiché vengono accuratamente lavate e poi si lasciano
ancore per un paio d’ore in un recipiente contenente una
soluzione di sale aceto, nuovamente lavate possono essere
preparate come sopra descritto.
Il piatto presenta un valore nutritivo simile a quello della
carne, la quantità di lipidi varia in base all’olio usato
per la preparazione; discreto contenuto di colesterolo, per
questo motivo è preferibile consumare questo piatto
saltuariamente.
Pezzetti di cavallo alla pignata
Per il Salento l’uso di carne equina è da far risalire a
tempi remoti, visti ritrovamenti fossili di Equus Asinus
Hydruntinus, equide con le dimensioni di asino e testa di
mulo.
Preparazione: i pezzetti di cavallo vengono messi in una pentola con sale
grosso, pepe in grani, foglie di alloro e salvia, si fa
bollire e si fa cuocere la carne per alcuni minuti.
Dopodiché si prende una pignata (tipico recipiente di
terracotta), sistemare la carne bollita con un po’ di acqua
di cottura e dell’olio; si aggiunge della salsa di pomodoro,
mescolare e far cuocere per circa un ‘ora e mezza finché la
carne non sia ben cotta e il sugo ben ristretto.
Oggi questo piatto è un tra i piatti tipici del salento, di
grande qualità sia per i valori nutritivi, sia per il gusto,
molto apprezzato anche dai turisti in visita nella nostra
terra.
Il piatto ha un buon apporto calorico e nutrizionale, ricco
di proteine ad alto valore biologico, buon apporto di
potassio, sodio, ferro, vitamine del complesso B, PP,
discreto contenuto di colesterolo, quindi è bene non
abusare.
Il piatto può essere accompagnata con verdura cotta o cruda.
Polpette in umido (al pomdoro)
Altra usanza molto sentita è la preparazione di polpette di
carne macinata, pane e formaggio grattugiato, uova,
prezzemolo ed aglio tritato; tale usanze risalirebbe da
alcune testimonianze, forse, al periodo che segue l’anno
mille, quando le salse erano costituite da spezie stemperate
in un liquido acido e addensate con rosso d’uovo e mollica
di pane.
Le polpette o “purpette” in dialetto vengono preparate come
sopra descritto, aggiunte a salsa di pomodoro.
Il piatto può esser abbinato a contorni di verdura cruda o
cotta, cereali, in particolare pane di grano duro che
accompagna graziosamente il tutto.
Turcinieddhri e mboti
Detti anche “gnomareddhi”, si tratta di involtini di carne
con interiora di agnello.
Deriva dal termine “torcere” da cui “ turcinieddhri” che
significa piccolo attorcigliamento.
I termini “gnomareddhi, gnemmaru” derivano dal latino “
glomu, glomeris” da cui l’antico
“gnomerru” cioè gomitolo, batuffolo.
Dalla Grecia alla Mesopotamia, poi nel Salento deriva
l’usanza di mangiare questo tipo di carne arrosto, con
l’aggiunta di erbe aromatiche tra cui la salvia.
Possono essere associati a cereali, patate, ortaggi crudi e
cotti, si consiglia un uso saltuario.
Altri insaccati tipici sono: la salsiccia in punta di
coltello (carne di maiale a punta di coltello, si impasta
con un po’ di vino bianco, pepe e sale e si insacca in un
budello).
L’impasto può esser contenuto in un unico budello continuo,
la cosiddetta salsiccia a metro oppure suddiviso ogni 10 cm
circa legando con spago sottile, formando i cosiddetti “fungiucculi”.
Si cuoce in padella con aggiunta di vino per insaporire la
carne, può essere abbianto a contorni di patate o verdure.
Tipico ancora è il cosiddetto sangunazzu o sanguinaccio
salentino, che risale ad usanze orientali..
L'allevamento del maiale, tradizione secolare nelle masserie
pugliesi, ha portato alla nascita di una produzione di
salumi e insaccati molto particolari.
Va detto intanto che da queste parti non si usa fare il
prosciutto, perché la carne viene in genere tutta macinata o
tagliuzzata in punta di coltello.
Una peculiarità di questi prodotti è che spesso alla carne
di maiale si aggiunge polpa di vitello o di ovino.
Ecco le specialità più tipiche, iniziando dalla salsiccia di
Lecce, che nasce da un impasto a base di polpa di maiale
magra, addizionata a polpa di vitello e grasso suino, il
tutto aromatizzato con buccia di limone grattugiata, pepe
garofanato, cannella e prezzemolo.
Una volta insaccata nel budello naturale la salsiccia rimane
ad asciugare una decina di giorni, e dopo un mese di
stagionatura è pronta per il consumo.
Con il sangue di maiale si preparano due diversi insaccati,
uno "normale" e l'altro dolce.
Il primo, detto sanguinaccio alla leccese, nasce dalla
mescolanza di sangue suino con cervella di maiale o di
vitello; insaccato in budello di maiale questo composto
viene fatto cuocere a fuoco moderato, e una volta cotto si
mangia caldo, freddo oppure -dopo averlo tagliato in due in
senso longitudinale - arrostito sulla graticola.
Il secondo tipo di sanguinaccio, il "callume", prevede in
aggiunta al sangue zucchero, cioccolato, cannella, chiodi di
garofano, cedro candito, pinoli, vaniglia e latte; l'impasto
viene insaccato nel budello apposito e successivamente
lessato. È una prelibatezza antica, di cui si ritrova
traccia negli usi di corte già a partire dal Seicento, e le
sue modalità di preparazione sono rimaste sostanzialmente
immutate nel tempo.
Si può ancora gustare la Trippa alla pignata.
Tra la grande varietà di pesce vi consigliamo:
Cozze ratanate ( o arranganate)
Si tratta di cozze nere facilmente reperibili lungo le coste
ioniche e adriatiche ed il loro consumo è largamente
diffuso.
Inizialmente venivano consumate solo in ambienti signorili
per la presenza di spezie quali pepe nero.
All’iniziale ricetta, la tradizione popolare ha voluto
aggiungere la mollica di pane sbriciolata alla quale, in
seguito alla scoperta dell’America, si aggiunse anche il
pomodoro.
Da allora il piatto è divenuto una pietanza tipica della
tradizione popolare.
Preparazione: dopo averle accuratamente pulite e lavate, le cozze vengono
aperte, avendo cura di non staccarle.
Da un’altra parte si prepara il pane sbriciolato o pane
grattugiato, pecorino grattato, prezzemolo tritato, aglio
finemente tagliato, pepe e olio. Con questa farcita, si
riempie la cozza e si socchiude. Sistemarle in una teglia e
poi portale sul fuoco con olio e aglio tritato. Si
aggiungano i pomodori pelati spezzettati e soffriggere, si
può aggiungere acqua alle cozze.
Far cuocere a fuoco lento per circa 15 min.
Da un punto di vista nutrizionale le cozze apportano
proteine, minerali quali calcio fosforo, iodio, fluoro, buon
contenuto di zinco, ferro. Buon apporto di vitamine del
complesso B, PP, A, D, E che diminuisce quando il prodotto è
surgelato, anche se di poco.
Alto è il contenuto do colesterolo, infatti si consiglia di
limitarne il consumo.
Abbinamenti con verdure crude e cotte, frutta.
Purpu alla pignata (o alla Luciana)
Il consumo di tale piatto è molto gradito.
Il consumo del polpo o polipo risale a tempi remoti,
probabilmente ai tempi del paleolitico veniva consumato
anche crudo.
L’uso della pignata per cuocerlo è remoto; la cottura è
facile, metter il polpo lavato accuratamente e poi tagliato
in pignata, aggiungere poca acqua, perché il polpo con la
sua stessa acqua si cuoce abbondantemente, inoltre può
essere aggiunta cipolla se si desidera.
Un antico detto dice: “la morte te lu purpu è la cipuddrha”
ovvero la morte del polpo è la cipolla.
Tagliato a pezzi, viene messo in pignata, far rosolare con
olio, cipolla, aglio tritato, pomodori tagliati a pezzetti,
olio extra vergine e vino bianco.
Questo piatto è molto privilegiato da tutti, sia per la
semplicità del prodotto, sia per le qualità nutrizionali del
pesce. Può essere abbinato con patate, ortaggi, frutta di
stagione.
Scapece (di pupiddhri)
La “scapece” ovvero pesce di piccola taglia (pupiddrhi),
marinato, fritto, conservato in tini di legno con
pangrattato, aglio, menta, aceto, zafferano, deriva
sicuramente come dimostrano fonti, da antiche ricette
mesopotamiche dallo “shiqqu” e dal “ garum” romano, una
salamoia a base di pesce arricchita con spezie nel Medioevo
importate dall’oriente.
Questo piatto è considerato dei poveri, anticamente questi
pesciolini erano consumati crudi, poi è nato per così dire
la tradizioni di friggerli in olio bollente dopo averli
infarinati.
Dott.Simona Dongiovanni










