INTRODUZIONE ai primi piatti salentini
L'incredibile varietà di culture che si sono alternate ed
incrociate sulle nostre coste, ha fatto si che anche la
cucina ne risentisse.
Infatti abbiamo ereditato usanze antichissime.
Inoltre i grandi ed umili mestieri dell'agricoltura e della
pesca in particolare hanno prodotto vastissime quantità di
alimenti che ancora oggi nonostante i tempi sono cambiati
possiamo avere la fortuna di coltivare e produrre.
Le ricette popolari hanno le loro radici proprio a queste
antiche usanze, rispettando anche alcuni rituali come per
esempio i periodi di festa o di astinenza, periodi di
digiuni come segno di devozione verso qualcuno o qualcosa.
Nel tempo abbiamo ereditato tutto questo, rendendo il tutto
unico ed originale sia nei gusti che nella preparazione di
tali ricette, perché la nostra tavola può vantare ottimi
prodotti genuini, frutto della terra sana in qui ci
troviamo, sia frutto del lavoro di gente che cura con grande
amore la propria terra.
La pesca e l'agricoltura nel Salento oltre ad essere fonte
di guadagno per il Paese, sono anche considerati fonti
privilegiate dal punto di vista nutrizionale; infatti la
nostra cucina come precedentemente descritto nei link
precedenti rispecchia la così detta "dieta mediterranea".
Vi consigliamo di gustare
Ciceri e tria
Questo primo piatto è uno tra i più famosi della cucina
salentina, semplice da preparare.
Dal punto di vista dietetico risulta essere abbastanza
calorico, sia per la presenza di una buona quota di
carboidrati, sia anche per la presenza di altri nutrienti
quali proteine, fibra, sali minerali.
La combinazione pasta e legumi fa si che tale piatto sia
considerato come “piatto unico”, per la combinazione
carboidrati- proteine, anche se le proteine non sono ad alto
valore biologico come quelle delle carne.
Ingredienti e preparazione: ceci e pasta fresca (per la preparazione
fiore gr500 + acqua e sale q.b.).
Mettere a bagno i ceci con sale e bicarbonato lasciandoli
per una notte. Successivamente lavarli bene con abbondante
acqua. Dopodiché porre i ceci in una pignata con due o tre
spicchi di aglio, un paio di pomodorini, prezzemolo, sedano
q.b. cuocere a fuoco lento per circa 3 h; aggiungere di
tanto in tanto un pò di acqua. Successivamente passarli o
lasciarli interi, aggiungere un po’ di olio d’oliva.
Le trie (lunghe strisce larghe di pasta di grano duro),
vengono preprate con acqua, faina, sale, formando un impasto
consistente lavorandolo per lungo tempo. Si spaini con un
martello fino ad arrivare ad un millimetro circa, con un
coltello si tagliano delle strisce larghe circa un
centimetro. Cuocerle al dente in abbondante acqua salata.
Unire la pasta ai ceci precedentemente cotti, facendoli
insaporire a fuoco moderato per qualche secondo e quindi
servire.
Alcune di queste trie vengono fritte e mescolate nel piatto.
A piacere può essere aggiunto il peperoncino.
Minchiareddrhi cu li fagiolini o cu le
melanzane
Ricette composta da maccheroncini, pasta di grano duro
condito con fagiolini o melanzane precedentemente lavati.
Ingredienti e preparazione: maccheroncini freschi (preparati con
farina di grano gr500+ farina di orzo gr500+ acqua q.b),
fagiolini di stagione, melanzane, formaggio.
Dopo aver lessato la pasta si aggiungono i fagiolini lessi
oppure melanzane tagliate a fette e fritte, con aggiunta di
salsa di pomodoro, formaggio(parmigiano), basilico.
Se si desidera si può ancora aggiungere della carne
macinata.
Dal punto di vista dietetico tale piatto può essere
considerato completo per la presenza di carboidrati (pasta),
sali minerali e vitamine, nonché fibra alimentare (verdura),
proteine (formaggio e carne se presente), sugo, ecc.
Orecchiette cu le cime di rapa
Ingredienti e preparazione: orecchiette di pasta di grano duro e
rape (steli), acciughe, formaggio, spezie.
Alla pasta precedentemente lessata, vengono aggiunti gli
steli di rapa precedentemente lessati (se si desidera questi
possono anche essere ripassati in padella); in un'altra
padella cuocere a fuoco lento i filetti di acciughe,
aggiungere aglio ed olio, formaggio (parmigiano o pecorino).
Unire il tutto.
Eventualmente si può aggiungere del peperoncino.
Dal punto di vista dietetico è un piatto composto da diversi
nutrienti, carboidrati in particolare, da non dimenticare le
buone quantità di sali minerali e vitamine che apportano le
rape, ma soprattutto le buone proprietà nutrizionali che le
acciughe (pesce azzurro) apportano come proteine e acidi
grassi essenziali della classe omega 3 che svolgono
importantissime funzioni come abbassare i livelli di
colesterolo nel sangue, nonché avere altre proprietà
protettive nel organismo.
Sagne ncannullate
La tradizione vuole che questo tipo di piatto debba essere
consumato nelle festività Pasquali e della Epifania.
Si tratte di lasagne fatte in casa ritorte fatte a
riccioloni da consumare subito.
La tradizione salentina ci insegna che questo tipo di sagne
“ricce” lisce ed ondulate ai bordi, vengano condite con sugo
fresco e formaggio di ricotta (casu- Ricotta).
Li Cagghjubbi
Anche tale tipo di pasta è fatta in casa preparata sempre
con la semola di grano duro; pezzi di pasta lunghi circa 3-4
cm, a cui vengono passati ad un filo di ferro detto
“cavaturu” per cavarli al centro.
Cotta al dente la pasta può essere condita con ricotta
stemperata in un po’ di cottura della pasta. Oppure condire
la pasta con piselli secchi precedentemente cotti in pignata
e passati tipo purea.
La friseddra
Detta anche frisa è una sorta di pane duro di farina di
grano duro o mista di grano ed orzo. Nella presentazione che
vi abbiamo proposto (andare nel link la cucina salentina),
la frisa è considerata un prodotto importantissimo sulla
tavola salentina.
Nel Salento è considerata un prodotto molto genuino, dal
punto di vista calorico- nutrizionale perché possiede buone
quantità di nutrienti e spesso sostituisce il pane.
Preparazione
Tenuta in ammollo per pochissimi secondi, bisogna stare
attenti a non ammorbidirla troppo è bene che rimanga
croccante! Successivamente condirla con pomodoro o “te mpisa”
(ciliegino) o con i pomodori “te pendola” (pomodori tondi un
po’ più grossi), origano, sale e olio q.b. La tradizione è
questa, ma se si desidera si può condire con altri
ingredienti a vostro piacere.
Acquassàle
Uno dei prodotti salentini più antichi. Si tratta di pane
con acqua e sale, Il preparato ricorda l’antica usanza di
lasciare immersi nell’acqua dei chicci di grano prima di
mangiarli.
I nostri nonni utilizzavano acqua e sale per recuperare “le
forze e i visceri” dicevano.
Il pane veniva preparato in casa, lievitato naturalmente o
con la “matrha o lu criscituru” era una parte della pasta di
pane oggi sostituita con il lievito.
Preparazione: in un contenitore si mette olio,
origano, sale, acqua q.b in cui si immerge il pane del
giorno prima a pezzetti, non ancora lievitato e lo si lascia
nel contenitore il tempo necessario per assorbire il
preparato. Dopo lievitazione viene cotto e poi mangiato.
Pane cottu
Piatto alternativo all’ acquassale con la variante della
bollitura.
Nella cultura agricola salentina il pane rappresenta la
base, non solo come integratore e accompagnatore di piatti a
base di legumi e verdure, ma anche come alimento a se.
Spesso il pane tagliato a piccoli cubetti viene fritto in
olio bollente e poi aggiunto a passati di legumi, come purea
di fave e ceci.
Tipica tradizione del leccese e dintorni.
Ranu stumpatu
Grano pestato, si tratta di grano lasciato in acqua e poi
fatto bollire e condito con olio fritto e salsa di pomodoro.
Risale ad un’antichissima tradizione neolitica l’uso di
cereali trebbiati e tostati in acqua caldissima per produrre
gelatina commestibile come era uso soprattutto in Egitto.
Il termine cereale deriva da CERERE, dea produttrice delle
mietiture e dei raccolti.
L’evoluzione del ranu stumpatu ha portato all’origine di un
altro tipico piatto che nel Salento richiama l’uso delle
farinate. Con le farine meno pregiate vengono prodotti gli
“strozzapreti” o gnocchi. Conditi successivamente a piacere.
Anche il grano cotto può essere condito in questo modo con
sugo di pomodoro oppure altre ricette riferiscono di
aggiungere un po’ di olio fritto prima della completa
cottura. Una volta cotto in acqua e pronto può essere
condito con salsa di pomodoro e aromi vari, basilico,
cipolla, pecorino grattugiato, peperoncino.
Suppuntu
Si tratta di una puccia tipica della zona di Lecce, pane
tipico delle ricorrenze festive, può essere condito con vari
ingredienti. La tradizione locale voleva che una volta fatto
il pane in casa si doveva anche fare la famosa puccia, quasi
a sottolineare che il momento della panificazione è un
momento di festa, festa di abbondanza e della Provvidenza.
La puccia è una pagnotta rotonda infarinata all’esterno che
può essere preparata con sole olive “si chiama ULIATA”
tipica del capo di Leuca, oppure può essere preparata senza
niente e poi consumata come un panino, oppure con olive,
cipolle, pomodori “detto in questo caso PIZZU”
Il termine suppuntu usato in dialetto per indicare puccia,
sta a significare puntello, la trave di sostegno, cioè la
puccia è il sostegno durante il digiuno tipico della vigilia
della festa dell’Immacolata.
Pitta de patate
Si tratta di una specie di “torta” di patate, con l’aggiunta
di pomodoro, aglio, cipolla, zucchina, tonno, ecc. a seconda
del proprio gusto.
La preparazione è semplice, si lessano le patate e si
passano, come a formare una specie di purea. Dopodiché in un
tegame unto di olio, si stende uno strato di patata sul
fondo e si aggiungono i vari condimenti, cipolla, aglio,
tonno, zucchine, pomodori a pezzi, spezie varie tipo
origano, oppure può essere preparata con prosciutto e
mozzarella, come si desidera. Si sistema al di sopra un
altro strato di patate e si lascia in forno ancora per circa
mezz’ora fino a formare una crosta dorata.
Pittule
Le pittule costituiscono un piatto tipico delle festività
quali san martino, ricorrenza che si festeggia in pochissime
zone d’Italia, nel Salento questa festa viene celebrata in
casa, si tratta della cosiddetta festa del vino, come a
simboleggiare la fine della raccolta dell’uva e l’inizio
della nuova stagione con il vino nuovo. Ma non solo, queste
infatti, vengono prodotte anche nelle festività natalizie e
dell’Immacolata, in particolare anticamente queste venivano
consumate alla vigilia di queste feste perché la Chiesa
obbligava all’astinenza.
Sono delle pastelle di farina con il lievito di birra, sale
ed acqua tiepida possono essere semplicemente così, immerse
nell’olio e fritte, oppure possono essere ottenute
mescolando all’impasto pittule con cavolfiore, alla
pizzaiola (pomodori, capperi, olive), cipolle, pomodori,
zucchine, peperoni, olive.
Ma le pittule sono anche considerate come un dolce, la
tradizione vuole che queste pastelle fritte venivano e
vengono tuttora inzuppate nel miele, nel cotto (lu cuettu
che è un succo denso ottenuto dalla cottura del mosto),
spolverate poi con zucchero.
Questo tipo di piatto veniva consumato in contesti sociali
rustici e indigenti perché era considerato un pasto per i
poveri. Oggi questo tipo di dolce è prodotto moltissimo
nelle festività e sono diventate rito ufficiale di tutti i
ceti,anche dei più facoltosi.
Dott. Simona Dongiovanni










