cultura e tradizione
La storia di Santa Marina
Marina
era nata a Qlamoun nel Nord del Libano. Suo padre Eugenio
era un pio uomo. Sua madre morì quando Marina era molto
piccola. Fatto che indusse il padre a rinunciare al mondo
per ritirarsi nel Monastero di Qannoubine nella Valle Santa,
accompagnato dalla figlia, che vestì da maschio, introdotta
ai monaci col nome di Marino. La giovane si dedicò alla
pratica delle virtù monastiche con massima spiritualità e
precisione. Un giorno, mandato in missione in una città
vicina, dovette trascorrere la notte a casa di un amico dei
monaci che sia chiamava Paphnotius, la cui figlia era
incappata in adulterio e rimasta incinta.
Quando il padre scoprì il fatto s’infuriò e la figlia attribuì la colpa al monaco. L’uomo andò subito al Monastero dal Superiore che chiamò Marino e lo sgridò, ma questi non disse nulla per discolparsi. Il suo silenzio fu interpretato come un’ammissione di colpa e Marino fu condannato a svestire l’abito. Quando la figlia partorì, il nonno portò il bambino al Monastero e lo affidò a Marino che lo allevò con ciò che i monaci usavano dargli, latte di capra e avanzi. Marino sopportò la vergogna senza nessun lamento per quattro anni, poi il Superiore mosso a compassione lo riammise al Monastero sotto severissime condizioni. Marino perseverò nella sua opera ascetica fino alla morte quando i segni del suo volto brillavano di luce divina. Grande lo stupore dei monaci quando, nel preparare il corpo per la sepoltura, scoprirono che Marino era una donna. Il Superiore e i monaci s’inginocchiarono davanti al corpo immacolato, chiedendo perdono a Dio e all’anima della santa divina.











