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Il dolore, la sofferenza, la carestia, la povertà...
Il nostro salento ha vissuto di questo fino a 50 anni fa, ma c'è stato qualcosa che ha lasciato il segno nei giorni nostri: il coraggio di cantare, di suonare, di esprimere puro dolore attraverso una musica apparentemente gioiosa.
Purtroppo oggi la musica popolare salentina viene intesa come "cabaret folkloristico", per questo vorrei dire la mia.

Fino a qualche decennio fa, la pizzica era qualcosa di quasi "proibito", se qualcuno per divertirsi cantava o suonava questa musica veniva considerato "sfacciato", ma non c'è da meravigliarsi. il motivo è molto semplice: la gente soffriva la fame, soffriva il troppo lavoro nei campi, vi erano le "tarantate" (concetto troppo, troppo complicato da spiegare), di conseguenza... si suonava per guarire... ma non era uno svago divertente, era sofferenza!

Ed oggi, quando finalmente si è potuti uscire dal guscio, e riscoprire le nostre radici, e il valore di questa musica che "liberava" dal male interiore, qualunque esso sia, ecco che emerge il solito problema che da secoli ha, in un certo senso, capovolto la società: il business. Gruppi folkloristici che si divertono a "sperimentare" la pizzica provvisti di batteria, basso, voci che si rifanno al pop italo-americano (per me non è questa la sperimentazione della pizzica, la pizzica è una radice, la sperimentazione avviene attraverso lo scambio di altre "radici" di diversa cultura).

La danza della TarantataMa quello che più ai miei occhi pare come una vera e propria "mancanza di rispetto" è imitare i movimenti di una tarantata in pubblico, allestire veri e propri luoghi d'attrazione dove ci si esibisce ansimando, buttandosi a terra e dimenandosi chiedendo la grazia! Qui no, io non ci sto. Le tarantate soffrivano! si stava male! come si può fare una cosa del genere?! Io, che tra l'altro ho un nomignolo che lascia desiderare (tarantata), con la mia consapevolezza che le tarantate sono esistite, e oggi vivono in tempi di versi e quindi ci si "attaranta" con una concezione diversa, non accetto il fatto che un turista arrivi qui per poter assistere ad una falsa, falsissima manifestazione della nostra vera musica, in una serata in cui con gioia ci si esibisce mancando di rispetto ad una cultura che è uscita fuori dal dolore dopo tanti e tanti anni, travagliata, che andrebbe conservata e rispettata anche con gelosia, e riscoprendo la vera forza di questa musica. - Forse sono un po cruda, lo so, ma non so in quale altro modo esprimermi -.

La pizzica non è folk. La pizzica è un mondo diverso da come viene, purtroppo, inteso nei giorni nostri. Il tamburello "il caos e l'ordine insieme", le voci "la liberazione, lo sfogo, il contrasto", il violino "sorregge il caos e l'ordine" l'organetto, le chitarra "la ritmica", nacchere, violino a sonagli, cucchiara, armonica...pizzica de core, tarantata e scherma, tutte manifestazioni estremamente semplici che racchiudono tante cose.

Ormai è diventato un passatempo, un "vendersi" per i soldi dando svago a vere e proprie esibizioni di tarantelle e di conseguenza, se posso dirlo, è normale che diventino monotone, e la stessa gente che vive qui, non apprezza più. Sono fiduciosa, prima o poi verrà compreso il vero significato del dono che abbiamo nel nostro paese. La forza che non stanca ma ricarica, e che trova nello strazio, seppure con parole nude e crude e con suoni ossessivi ma gioiosi, ancora quella voglia di andare avanti. "Ci è taranta lassala ballare, ci è maliconia cacciala fore"!

 

Rachele Andrioli (Tarantata)

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